IL VUOTO, IL PIENO E GLI ALTRI INSEGNAMENTI DEL MAESTRO SUN
L’ARTE DELLA GUERRA
Introduzione
“I principi della guerra del maestro Sun” (Sun Zi bing fa) noto in Occidente con il titolo: “Sun Tzu sull’arte della guerra” o “L’arte della guerra” è il più antico testo di strategia arrivato ai giorni nostri.
Espone innanzitutto il modo in cui gli Stati devono muoversi guerra, contemplando anche tutte le questioni ad essa connesse. Non solo attività militari ma anche aspetti diplomatici economici e di intelligence. Nonostante si tratti di un testo scritto per fini militari è stato considerato in Cina e in tutta l’Asia orientale un libro anche di principi politici e di metodi per conquistare la supremazia su un avversario. Non rappresenta dunque solo un testo di teoria della guerra ma anche una teoria della pace, un sistema per ottenere il potere o per conservare l’indipendenza con tutti i mezzi a disposizione militari e non.
Il titolo arte della guerra benché sia immediatamente comprensibile è comunque un titolo estremamente riduttivo rispetto agli aspetti trattati nel testo. Stampato in migliaia di copie in Giappone durante la seconda guerra mondiale, venne utilizzato dai generali giapponesi per l’elaborazione della loro strategia; venne sfruttato per elaborare le strategie belliche di Mao Ze Dong (Mao Tse Tung); ispirò le decisioni militari e politiche di Chiang K’ai-shek; fu impiegato dei vietnamiti nella guerra sia contro le truppe francesi sia quelle americane; ed oggi è studiato dai soldati e degli ufficiali cinesi della Repubblica Popolare e di Taiwan rimanendo oggetto di lezioni nelle accademie militari dove non è ritenuto un’antica teoria ma un insegnamento di strategia ancora utile nella nostra epoca.
Il testo è stato per secoli un libro proibito. L’autorità statale non permetteva infatti ai cittadini di studiare o di possederlo, contemplando solo la possibilità che venisse studiato dai funzionari dello Stato o nelle accademie militari. Non solo il “Sun Zi bing fa” è stato un libro proibito, ma altri testi come il famoso 36 stratagemmi lo sono stati fino alla morte di Mao.
Per comprendere quanto nell’antichità il libro godesse di estrema popolarità va segnalata che la cultura cinese produsse anche una serie di romanzi estremamente popolari (che ancora oggi godono di enorme diffusione) come per esempio “il romanzo dei tre regni”. Questo romanzo può essere considerato una esposizione in chiave semplice della teoria del maestro Sun e arricchita da personaggi appositamente creati e da situazioni puntualmente risolte grazie all’applicazione dei suoi principi, che risultano quindi profondamente permeati non solo nella cultura cinese ma in generale nella cultura dell’estremo oriente.
Considerando che alcuni giochi come il famoso gioco del wei qi, simile alla dama e gli scacchi, si fonda sui principi basilari della teoria di Sun Tzu appare evidente come la conoscenza del testo è quindi indispensabile per chiunque voglia comprendere la storia, l’ideologia, l’economia e, in generale, le categorie di pensiero dell’Asia orientale.
Il testo originale è redatto in cinese antico, una lingua differente da quella moderna, quindi l’aspetto fondamentale della sua lettura è il comprendere che è giunta a noi per il tramite della traduzione di autori occidentali. La traduzione più diffusa in Europa è quella basata sulla versione inglese di Lionel Giles che ha tentato di trasformare i termini astratti del pensiero cinese in concetti concreti (e qui si devono sottolineare le diverse categorie di pensiero tra oriente e occidente), per rendere immediatamente comprensibile l’opera al moderno lettore occidentale.
Il testo si caratterizza con più livelli di lettura grazie alla già citata astrattezza e generalità dei concetti.
Contesto storico
La storia della Cina antica è caratterizzata da tre dinastie che regnarono dal 2100 a.C. fino al 256 a.C. L’ultima di queste dinastie fu la dinastia Zhou, che regnò nel periodo in cui si pensa venne redatto il Sun Zi bing fa.
La seconda parte di regno della dinastia Zhou è suddivisa in due parti: il cosiddetto periodo delle primavere e degli autunni (771-481 a.C.) e il periodo degli Stati combattenti (481-221 a.C.).
Durante il primo di questi periodi il potere divenne sempre più centralizzato e via via l’autorità della casa reale diminuì a favore della creazione di di poteri locali che acquisirono sempre maggiore autonomia. Questi stati, di fatto indipendenti, erano chiamati Stati centrali ed erano delle civiltà definibili come proto cinesi. Non era presente però solo questo nucleo centrale di stati. Intorno al bacino centro inferiore del fiume giallo si formarono dei grandi Stati di cultura e lingua differenti, considerati semi barbari perché avevano assorbito solo parzialmente la cultura cinese classica. I regni proto cinesi e quelli semi barbari combatterono un gran numero di guerre stringendo e rompendo alleanze con estrema frequenza.
Nel periodo degli Stati combattenti la conflittualità aumentò fino a che nel 221 a.C. lo Stato Qin ultimò le sue conquiste e unì tutti gli Stati proto cinesi e tutti quelli barbarici dando vita ad un nuovo sistema politico l’impero. Proprio in questo periodo si verificarono numerosi cambiamenti rilevanti: si andò formando un tipo di Stato Burocratico, governato da funzionari appositamente istruiti ed assunti dal re. Fu un’epoca di sviluppo economico di intensa attività culturale, di crescita urbana, di attività mercantile fiorente e di diffusione ampia di utensili e armi di ferro e di costruzione di sistemi di irrigazione piuttosto sofisticati. Si formò inoltre una nuova Élite politico culturale e fiorirono in gran numero le scuole filosofiche. Questo clima di sviluppo culturale portò alla scrittura di centinaia di nuovi libri e l’integrazione culturale contribuì alla nascita di una Nuova civiltà cinese che univa sia l’antica tradizione degli Stati centrali sia quelle degli Stati semi barbari. In tale contesto l’attività militare si sviluppò notevolmente.
I piccoli eserciti aristocratici legati a norme cavalleresche vennero sostituiti da grandi eserciti di massa che arruolavano migliaia o anche centinaia di migliaia di soldati, vennero introdotti reparti a cavallo e la fanteria cominciò ad avere un ruolo di rilievo. Le guerre duravano anni e non giorni e di rado i contrasti politici venivano risolti con un solo combattimento, ma con conflitti prolungati ove era essenziale sviluppare e seguire un pensiero strategico.
Struttura dell’opera
Il testo si configura come una specie di manuale composto da 13 capitoli tematici e in ogni capitolo la presenza di brevi paragrafi. Il linguaggio (quantomeno per ciò che traspare dalle traduzioni) è piuttosto semplice e anche i concetti espressi sono piuttosto semplici, probabilmente per essere ben compresi anche da lettori non particolarmente istruiti.
Ciò che colpisce è che, unitamente a questo tipo di scrittura, sono presenti concetti meno essenziali e più astratti e sono proprio questi a rendere l’opera universale, adatta alla rielaborazione e stimolante nelle interpretazioni. Grazie a questa caratteristica il testo assume, a tratti, l’aspetto di un testo filosofico che incoraggia più il ragionamento che la pratica.
Principi essenziali dell’opera
Abbiamo già fatto riferimento all’aspetto di generalità e astrattezza del linguaggio utilizzato nel testo, quindi sempre tenendo in mente questa variabile, andiamo ad elencare quelli che sono i concetti più interessanti e che meritano un’analisi più approfondita.
L’autore si serve di due fondamentali termini astratti, il vuoto (Xi) e la pienezza (Shi), in uso anche presso i filosofi taoisti. Tali concetti possono anche essere intesi come stato di debolezza, incompletezza, impreparazione e come lo stato di forza e di abbondanza o prontezza.
Secondo Sun Tzu infatti, non bisogna mai mettere a confronto due forze simmetriche. Non è utile conseguire la vittoria per il prevalere di una forza sull’altra (approfondiremo poi il concetto del profitto “li”), ma è necessario fronteggiare la pienezza con il vuoto ovvero: “si deve colpire l’uovo con la pietra”. Non quindi un incontro di boxe, quanto invece un combattimento di judo in cui si colpiscono con precisione i punti deboli dell’avversario e lo si sconfigge con la sua stessa forza. Ciò che conta è l’arte, non la forza, da cui si desume che l’autore consideri possibile anche la vittoria di un avversario debole su un avversario forte.
Ecco quindi che per rendere più comprensibile ad un pensiero occidentale i concetti di vuoto e di pienezza è proprio l’esempio della ricerca del punto debole o della concentrazione delle forze o dell’ attacco quando (e dove) il nemico è meno preparato, che meglio riesce a spiegare il concetto. Il voto e la pienezza non sono quindi due aspetti assoluti ma sono due aspetti che si relativizzano. Il voto non è il debole e il pieno non è il forte ma semplicemente il modo o il momento in cui si sceglie di colpire l’avversario. Una potente aviazione, che non avrebbe avversari qualora li affrontasse in cielo, potrebbe essere facilmente sconfitta se venisse sorpresa con i propri apparecchi a terra; anche se attaccata da un’aviazione notevolmente inferiore in termini di prestazioni.
Altro esempio potrebbe essere la conduzione di un’operazione militare in termini che ricordano molto la guerriglia o l’insorgenza: colpire l’avversario solo quando è disperso; concentrando le proprie forze (magari inferiori qualitativamente a quelle avversarie) e colpendo forze teoricamente superiori, ma al momento in difficoltà.
Insomma quelli che ad una lettura superficiale potrebbero sembrare due concetti non comprensibili (vuoto e pieno) e che ad un successivo approfondimento potrebbero far sorgere il sospetto che si tratti di un’ovvietà (colpire il debole con il forte), sono in realtà costrutti piuttosto estranei nella cultura occidentale della guerra; e in quanto tali possono anche essere definiti rivoluzionari. In fin dei conti nell’esperienza Greco-romana gli esempi di scontri risolti grazie a duelli tra campioni (pieno contro pieno, quindi) abbondano; per non parlare delle popolazioni “barbare” dell’Europa centrale. Nella cultura cinese, invece, è tutta la teoria della lotta (militare e non militare) ad essere definita: l’arte del compimento del vuoto e della pienezza e delle loro trasformazioni reciproche. In guerra bisogna sapersi servire non solo della pienezza, ma anche del vuoto, attraverso il quale si può erodere la pienezza del nemico. Va anche ricordato che la filosofia taoista con cui la teoria di Sun ha dei legami, afferma chiaramente la superiorità della cedevolezza sulla rigidità e della debolezza sulla forza. Sun Zi non fa proprio un punto di vista tanto radicale, ma alcuni elementi di tale concezione sono presenti nel suo pensiero”.
Il vuoto e la pienezza sono collegati ad un altro termine astratto: “la forma”. Anche in questo caso si tratta di un concetto presente nella riflessione taoista. Ogni oggetto materiale, ogni struttura (che sia lo Stato o l’esercito) ha una determinata forma, con punti forti e punti deboli; un bravo comandante ha quindi bisogno di conoscere la forma delle forze militari (sia proprie sia del rispettivo avversario). Conoscerne i punti forti e i punti deboli rende possibile l’azione determinata dai precedenti concetti di vuoto e pienezza. La forma è importante anche in senso passivo: non solo quella dell’avversario per determinare i suoi punti deboli, ma anche la propria così da poterla, eventualmente modificare e costringere l’avversario ad una serie di azioni a vuoto o di azioni non adeguate per la reale forma del proprio esercito. Oltre al concetto di forma, quindi, si svela anche un altro aspetto delle dottrine di Sun Zi: quella dell’importanza dell’inganno. Il nemico non deve mai conoscere le reali intenzioni dei comandanti avversari, non deve mai conoscere i reali obiettivi dell’ esercito rivale e, quando possibile, deve essere sempre tratto in inganno ed indotto in errore, condizione indispensabile per trasformare il pieno di un nemico in vuoto e il vuoto del proprio esercito in pieno.
“Le tecniche del metodo indiretto, se efficacemente applicate, sono inesauribili come il cielo e la terra, Senza fine come la corrente dei fiumi e dei ruscelli; come il sole e la luna, esse tramontano solo per sorgere ancora; come le quattro stagioni, passano solo per tornare di nuovo”.
Nel capitolo cinque chiamato “uso dell’energia”- si introducono questi due concetti il metodo diretto e metodo indiretto.
Il metodo diretto, Souza, lo definisce come il modo per giungere allo scontro; quello indiretto lo definisce come il modo indispensabile per conseguire la vittoria. Entrambi i metodi rientrano in una concezione bivalente dell’azione strategica. Da una parte abbiamo un tipo di azione lineare, logica, prevedibile, semplice (metodo diretto) e dall’altra un tipo di azione non necessariamente logica (Luttwak la definirebbe paradossale), imprevista e magari non evidente.
“In ogni battaglia il metodo diretto si usa per giungere allo scontro; ma il metodo indiretto è indispensabile per conseguire la vittoria”
Secondo Sun Tzu non esiste una supremazia dell’una sull’altra, ma è la combinazione delle stesse che può inevitabilmente portare alla vittoria. Combinazione che può dar luogo ad infinite iterazioni con infiniti scenari. Come al solito l’astrattezza dei concetti consente numerose applicazioni pratiche, anche in contesti di attualità.
Pensiamo alle prime fasi della guerra in Ucraina, quando la Russia schierò migliaia di uomini lungo il confine ucraino anche se, nei piani originali, non dovevano essere quelle truppe a sviluppare lo sforzo principale. Servivano solo come diversivo (per fissare le forze nemiche per dirla in termini militari). Il vero scopo dell’operazione era infiltrarsi a Kiev per deporre il Presidente Zelensky e sostituirlo con un governo fantoccio (o quantomeno amico). Azione diretta, quindi, il movimento di truppe pesanti a minacciare i confini. Azione indiretta, invece, la meno evidente infiltrazione (tramite terra nei giorni precedenti l’attacco e tramite eliassalto nell’”ora X”) di forze speciali per decapitare il potere decisionale ucraino.
Qualora fosse riuscita l’operazione avrebbe seguito anche il più ampio principio utilitaristico presente i più parti del testo. L’autore del trattato insiste spesso sull’aspetto del “Profitto” delle operazioni militari (misurazione di quanto l’azione militare sia stata “profittevole” in termini di sforzo e di risultato), sia nel capitolo II, quanto tratta l’aspetto generale del combattere una guerra, che nel capitolo successivo chiamato “attacco secondo stratagemmi”.
Per esempio:
“Se la campagna militare si protrae a lungo, le risorse dello stato finiranno per non bastare a sostenere lo sforzo”
“Non c’è esempio di stato che abbia tratto beneficio da una guerra prolungata”
“Nella guerra l’obiettivo (essenziale) è la vittoria, non le lunghe campagne”.
Fino ad arrivare all’asso a più famoso del testo:
“Perciò combattere e vincere cento battaglie non è prova di suprema eccellenza: la suprema abilità consiste nel piegare la resistenza (volontà) del nemico senza combattere”.
Principio che negli anni della guerra fredda veniva (giustamente) associato alla dissuasione nucleare e in generale alla competizione economico-militare che portò al collasso dell’URSS e alla creazione di un trentennale mondo unipolare.
Chiaramente il principio enunciato da Sun Tzu non si esaurisce nella deterrenza di fine ‘900, ma anche nel nuovo ordinamento multipolare (non ancora perfettamente cristallizzato e piuttosto fluido negli accadimenti) risulta attualissimo. La presa della Crimea del 2014 (occupata senza sparare un colpo e preservando le proprie forze e quelle dell’avversario), può essere un esempio in termini pratici dell’esposizione teorica del vincere senza combattere. In generale anche azioni di diplomazia coercitiva possono essere comprese all’interno di tale concetto, per non parlare del grande allargamento ad est dell’unione Europea che incluse entro i propri confini paesi che fino a quattordici anni prima erano dei nemici formali.
Uso delle Spie
“1. Richiamare alle armi centomila uomini e farli marciare a grande distanza comporta gravi perdite per il popolo e un impoverimento delle risorse dello Stato. La spesa quotidiana ammonta a 1000 pezzi d’argento ci sarà malcontento in patria e fuori e gli uomini cadranno esausti lungo le strade. Almeno 700.000 famiglie saranno ostacolate nel lavoro.
“2. Le armate contrapposte possono fronteggiarsi per anni, impegnandosi in vista di una vittoria che verrà decisa in un solo giorno. Stando così le cose, rimanere nell’ignoranza della situazione del nemico solo per risparmiare la spesa di 100 pezzi di argento per ricompensare (chi può fornire informazioni), è il colmo dell’inumanità.”
Questi i primi due paragrafi dell’ultimo capitolo del libro, intitolato “Uso delle Spie”.
Da queste poche righe traspare ulteriormente quanto Sun Tzu non intenda trasferire esclusivamente insegnamenti da applicare in guerra, quanto contempli un approccio “olistico” alla materia ove la componente “informativa” assume un ruolo quasi predominante e pienamente coerente con i principi già enunciati nel paragrafo precedente; dal metodo indiretto, al perseguimento del profitto, fino a comprendere la capacità di sconfiggere un nemico senza combattere. Considerando che la dimensione informativa abbraccia contemporaneamente molti altri contesti (dalle operazioni speciali, alle attività diplomatiche o politiche, a quelle sovversive o anche scientifico-industriali) e non tutti necessariamente militari, appare chiaro come l’uso delle spie venga considerata come un’attività potenzialmente abilitante per tutta una serie di successive attività . “Conoscenza è potere” sembra poter essere la sintesi più efficace.
Trattandosi di un testo scritto oltre 2000 anni fa è chiaro che l’aspetto informativo considerato è quello riferibile alle HUMINT (Human Intelligence), cioè le attività informative ove è l’uomo ad esserne al centro. Insegnamenti che sono tutt’ora preziosi e che, nonostante i progressi tecnologici e le nuovissime risorse a disposizione di attività di spionaggio, ricordano che è l’utilizzo sapiente del fattore umano a caratterizzare e determinare le capacità di un servizio di intelligence da un altro. Come non rimanere stupiti di fronte alle azioni del Mossad compiute recentemente in Siria e in Libano in funzione Anti-Hezbollah. Azioni che sono culminate con la distribuzione ai propri nemici di cercapersone esplosivi e che hanno evidenziato l’altissimo grado di infiltrazione del Servizio Segreto israeliano sia nelle file dell’organizzazione paramilitare che in apparati dello Stato Iraniano.
Per concludere riportiamo il contenuto di alcuni paragrafi del capitolo 13 per far comprende l’alto grado di capacità manipolatoria contemplato dal testo.
“7. Da quanto deriva l’utilità delle spie, di cui esistono cinque specie: spie locali, spie interne, spie convertite (che hanno disertato), spie condannate (ad essere sacrificate per il bene dello stato), spie sopravvissute.
8. quando tutte queste cinque specie di spie sono all’opera, e nessuno è al corrente del sistema con cui agiscono, formano ciò che si può definire sublime manipolazione della trama e costituiscono il bene più prezioso dello stato.
9. Avere spie locali, significa utilizzare i servizi degli abitanti del posto (paese nemico).
10. Avere spie interne, significa fare uso dei funzionari del nemico.
11. Avere spie che hanno disertato, significa porre al proprio servizio le spie (che erano) del nemico e usarle per i nostri fini.
12. Per avere spie condannate, si prendono iniziative apertamente a scopo d’inganno, si permette che le nostre spie ne vengano a conoscenza e poi si fa in modo che cadano nelle mani del nemico.
13. Spie sopravvissute, infine, sono quelle che portano notizie dal campo del nemico”
Conclusioni
Nel corso dei millenni successivi altri autori tenteranno di descrivere e comprendere la guerra: Vegezio, l’imperatore bizantino Maurizio, Niccolò Machiavelli, Carl Von Clausewitz, Sir Basil Liddell Hart, fino ad arrivare ai due colonnelli cinesi Quiao Lang e Wang Xiangsui che con il loro Guerra senza limiti, nel 1999, hanno teorizzato un nuovo modo di condurre uno scontro, gettando le basi per la concettualizzazione di un conflitto permanente e complesso.
Cercheremo di raccontare alcuni di questi autori, analizzandone e comparandone il pensiero, ma già da ora emerge come, in termini di pensiero strategico, siamo partiti dalla Cina e alla Cina torniamo. Forse il segno dell’inizio di una nuova era?

Commenti
Posta un commento