di Raimondo Farese
Oggi 6 maggio 2025 ricorre il 498esimo anniversario del Sacco di Roma; evento talmente traumatico da riecheggiare nei secoli successivi e da associare per sempre, al termine "Lanzichenecco", una connotazione di ferocia e crudelta'.
Oltre ad uccidere uomini e donne, saccheggiare case e chiese e trucidare i bimbi ospiti dell'allora Ospedale del Santo Spirito, le forze di Carlo V d'Asburgo affossarono definitivamente sia il tentativo della citta' di riemergere dalla decadenza del medioevo sia dello Stato della Chiesa di svolgere un ruolo di primo piano nel contesto internazionale.
In molti pensarono ad una punizione divina ed il motivo era dato dalla consapevolezza che i comportamenti dei vari pontefici fossero stati spesso improntati alla dissolutezza, al nepotismo e al perseguimento interessi meramente personali. Erano passati appena 10 anni dall’inizio della protesta di Lutero, ma evidentemente, la sensazione che quel Monaco tedesco non avesse poi tutti i torti era più radicata di quanto si volesse, o potesse, ammettere.
Diversi artisti hanno poi rappresentato il Sacco di Roma del 1527, spesso evidenziando il dramma e le conseguenze di questo evento storico. Alcuni nomi importanti includono Giulio Romano, Perin del Vaga e Parmigianino, che erano attivi a Roma prima del saccheggio e la cui opera fu influenzata dalla diaspora artistica che ne seguì.
Dopo il Sacco, molti artisti lasciarono Roma, contribuendo alla diffusione del Manierismo in altre parti d'Italia e d'Europa. Vuoi approfondire il lavoro di uno di questi artisti in particolare?Ma come si era arrivati a quel punto? Perché un esercito composto, si da soldati luterani (reclutati nelle valli altoatesine), ma anche da cattolicissimi spagnoli era arrivato fin dentro le mura della città eterna, con il proposito di catturare il Papa ed impiccarlo? Ed inoltre perché nessuno tra gli alleati del Papa mosse un dito per difenderlo? Se non uno sparuto gruppo di cavalleggeri guidati da Giovanni delle Bande Nere?
Per raccontare e comprendere meglio il tutto, occorre fare un passo indietro alla fine del Secolo XV?
Siete pronti?
Il 1492 è una data ormai notissima: Cristoforo Colombo scoprì le Americhe, dando inizio così ad un periodo di grandi novità che promossero quell’anno a “cesura periodizzante”: gli storici di epoca successiva lo identificarono come anno di fine del Medioevo ed inizio di quella che sarà chiamata età moderna.
In realtà in quello stesso anno si verificarono altri due eventi di notevole portata: a gennaio, in Spagna, si completò la “Reconquista” dai Mori (musulmani), mentre pochi mesi dopo scomparve Lorenzo de’Medici, Signore di Firenze e punto di equilibrio della complessa trama di relazioni politiche tra gli stati dell’Italia del XV secolo.
Tempo un paio di anni e la situazione deflagrò. Semplificando molto gli eventi (che furono in realtà piuttosto articolati e complessi), si può affermare che due potenze straniere ( Francia e Spagna) iniziarono a confrontarsi sul territorio italiano per ottenere la supremazia sui vari stati, o quantomeno su quelli più importanti ( Regno di Napoli, Ducato di Milano, Firenze).
Il risultato di tale deflagrazione si palesò nelle cosiddette “Guerre d’Italia” che videro contrapporsi le dinastie dei Valois e degli Asburgo fino alla pace di Chateau Cambresis del 1559.
Nel corso di questo lungo conflitto un’ulteriore elemento di complessità si presentò nel momento in cui Carlo V, riuscì a divenire sovrano di un territorio immenso, solamente grazie all’accorta politica matrimoniale del nonno Massimiliano I d’Asburgo. In un sol colpo Carlo divenne: Sovrano di Spagna (con il nome di Carlos I) grazie all’eredità materna di Giovanna “la pazza”; Duca dei Paesi Bassi e Principe di Borgogna, grazie al padre Filippo “Il Bello”, e dal 1519 Imperatore del Sacro Impero Germanico grazie ai fiorini dei banchieri Fugger. In pratica una tenaglia stretta attorno alla Francia della dinastia Valois.
Nel 1526 la situazione politica è la seguente: Il meridione d’Italia è saldamente in mano spagnola. Il ducato di Milano, temporaneamente conquistato dai francesi, tornava in mani spagnole grazie alla sconfitta inflitta al Re Francesco I a Pavia e dove lo stesso sovrano francese viene catturato e rilasciato solo dopo l’accettazione di pesanti condizioni ( oltre alla restituzione di Milano, Francesco dichiarava di cessare le proprie rivendicazioni su tutti i territori contesi in Italia ed in Europa).
Più della sconfitta, a Francesco I, bruciò il modo con cui tali condizioni erano state estorte. Non passò molto tempo che, una volta tornato “in sella” riuscì a coagulare consensi per formare una lega anti-imperiale che comprendeva Venezia, Firenze, il figlio di Ludovico il Moro ( Francesco II Sforza) e il papato.
Carlo V non risultò particolarmente impressionato e tentò subito un operazione che al tempo era piuttosto frequente: dividere i propri nemici. Il candidato ideale sembrava essere proprio il Papa. Grazie al supporto della famiglia Colonna, l’Imperatore, riuscì ad esercitare le dovute pressioni e dopo il saccheggio dei palazzi vaticani ( con il Papa chiuso in Castel S.Angelo) da parte della potente famiglia romana, Il pontefice Clemente VII si dichiarò favorevole ad una tregua lasciando intendere che non avrebbe dato seguito alla Lega di Cognac.
La tregua sarebbe dovuta durare quattro mesi e venne stipulata il 21 settembre 1526.
In realtà entrambe le parti ne approfittarono per muovere le proprie pedine. Le forze imperiali erano già presenti a Milano con gli spagnoli al comando del Connestabile di Borbone ( ex comandante francese passato alle fila imperiali), ma erano necessari dei rinforzi per garantire il successo dell’operazione. Dal Tirolo il comandante Georg Frundsberg impegnò i propri beni per poter assoldare 12000 uomini di quelle stesse terre, meglio noti come Lanzknecht (italianizzato Lanzichenecchi) e quindi iniziò una difficile discesa verso Milano per ricongiungersi con le forze del Borbone. Infine da Cartagena salpò il Viceré Carlo di Lannoy con 6000 soldati spagnoli, con l’obiettivo di insediarsi a Napoli; una vera e propria manovra a tenaglia.
Quali furono le mosse del Papa per scongiurare la morsa che l’impero sembrava stringere attorno alla città? Innanzitutto vi era un esercito, almeno formalmente, al comando del Duca di Urbino Francesco Maria della Rovere ed era una forza anche piuttosto consistente ( circa 35000 uomini). Purtroppo l’eterogenità delle forze e l’approccio “temporeggiatorio” del Duca, si rivelarono un elemento di grosso vantaggio per le forze imperiali visto che si sarebbe potuto colpirle (almeno quelle del Frundsberg) in un momento di estrema vulnerabilità: la marcia di avvicinamento a Milano.
Altre forze a disposizione del pontefice erano le bande di Giovanni de’ Medici, chiamate bande nere a causa delle insegne listate a lutto dalla morte di uno dei precedenti pontefici: Leone X.
Fu proprio Giovanni dalle Bande Nere a disturbare le forze imperiali con maggiore incisività, al punto che i tedeschi lo chiamarono prontamente “il gran diavolo”. Il de’Medici, infatti, applicò una tattica di schermaglie continue, di assalti alle linee di rifornimento, di attacchi veloci. Una vera e propria azione di logoramento che avrebbe visto amplificati i propri effetti se fosse stata accompagnata da un supporto delle forze del Duca di Urbino, o se anche fosse stata mantenuta per tutta la marcia verso Roma (applicando una vera e propria difesa in profondità), ma nessuna delle due cose avvenne.
Francesco Maria della Rovere era, anzi, piuttosto infastidito dall’iniziativa di Giovanni dalle Bande Nere che, vuoi per predisposizione genetica (era figlio di Caterina Sforza), vuoi per la sua giovane età (morì a 28 anni), non contemplava altro che L’assalto e l’Iniziativa, magari di notte o in condizioni di difficoltà del nemico.
Il dalle Bande Nere non riuscì a continuare nella sua attività di logoramento dell’avversario dato che un colpo di falconetto lo ferì ad una gamba, proprio durante uno di questi scontri a Governolo, presso Mantova, il 26 novembre del 1526; e da quella ferita si produsse una cancrena che lo uccise 4 giorni dopo ( da questo episodio inizia il romanzo La città punita).
Emblematico delle relazioni politiche del tempo fu l’episodio dei falconetti. Vennero infatti ceduti alle forze imperiali dal Duca d’Este, precedentemente alleato del Papa, ma che di fronte ad una disponibilità di Carlo V di riconoscere il suo dominio sui territori di Ferrare Modena e Reggio, non esitò a fornire al Frundsberg l’artiglieria che gli consentì di “togliersi di mezzo” le fastidiosissime Bande Nere.
Un altro episodio interessante fu il tradimento di Federico II Gonzaga che permise il passaggio delle forze imperiali attraverso ponte fortificato, mentre queste erano inseguite dalle Bande Nere, chiudendo le porte del varco proprio all’arrivo del condottiero italiano.
Anche quella sarebbe stata un’ ottima occasione per intrappolare le forze imperiali tra quelle della Lega ed il fiume, ma ancora una volta L’interesse particolari del singolo “principe” superò l’interesse generale di un’intera popolazione. Una volta ricongiunto, l’esercito si diresse verso Roma.
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